[the_ad_group id="17629"]

La qualità dell’assistenza sanitaria migliora, ma il sistema rimane segnato da forti diseguaglianze territoriali, e da un divario Nord-Sud. E’ quanto emerge dai risultati finali dal Programma nazionale esiti (Pne) presentato oggi al ministero della Salute. Attualmente il Pne ha visto crescere a 218 il numero degli indicatori, di cui 189 relativi all’assistenza ospedaliera e 29 relativi all’assistenza territoriale, quest’ultima valutata indirettamente in termini di ospedalizzazione evitabile, esiti a lungo termine e accessi impropri in PS. Nell’edizione Pne 2025 sono state complessivamente valutate 1.117 strutture di ricovero per acuti (pubbliche e private), utilizzando i dati delle Schede di dimissione ospedaliera (Sdo), linkati con l’Anagrafe Tributaria (per la verifica dello stato in vita dei pazienti) e con il flusso dell’Emergenza-Urgenza (Emur) per la parte relativa al Pronto Soccorso.

Le 8 aree cliniche considerate per la valutazione sono: cardiocircolatorio, chirurgia generale, nervoso, respiratorio, chirurgia oncologica, gravidanza e parto, osteomuscolare, nefrologia.

Sono 15 le strutture valutate su almeno 6 aree che hanno raggiunto nel 2024 un “livello alto o molto alto”. Ospedale Bolognini (Lombardia); ospedale di Montebelluna (Veneto); ospedale Bentivoglio (Emilia-Romagna); ospedale di Città di Castello (Umbria); ospedale Maggiore Di Lodi (Lombardia); Fondazione Poliambulanza (Lombardia); ospedale Papa Giovanni XXIII (Lombardia); Istituto Clinico Humanitas (Lombardia); ospedale di Cittadella (Veneto); ospedale Fidenza (Emilia-Romagna); Pof Lotti Stabilimento di Pontedera (Toscana); Stabilimento Umberto I – G. M. Lancisi (Marche); Aou Federico II di Napoli (Campania); Ospedale di Savigliano (Piemonte); Ospedale di Mestre (Veneto).

[the_ad_group id="17623"]