Diecimila euro di sanzione per lavori eseguiti troppo vicino alle radici del platano monumentale di viale Milano. A intervenire sono stati i Carabinieri Forestali di Lodi, che hanno contestato a un’impresa operante nel settore della fibra ottica lo scavo effettuato senza il rispetto del perimetro di sicurezza e senza il necessario nulla osta ministeriale.
L’albero – un Platano comune (Platanus acerifolia) – è uno dei cinque esemplari lodigiani iscritti nell’elenco nazionale degli Alberi Monumentali d’Italia (AMI), istituito dal Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle Foreste. Un riconoscimento che non è solo simbolico: comporta tutele stringenti e, in caso di danneggiamenti o lavori non autorizzati, sanzioni che dal 2025 possono arrivare fino a 100mila euro.
Un “patriarca” nel cuore della città
Il platano di viale Milano svetta da oltre un secolo lungo una delle arterie più trafficate della città. È censito tra i cosiddetti “patriarchi d’Italia”, alberi segnalati per dimensioni, longevità, valore storico o paesaggistico. In Italia sono circa cinquemila gli esemplari monumentali; la Lombardia è la seconda regione per numero di alberi iscritti.
A Lodi, oltre al platano di viale Milano, figurano nell’elenco anche il bagolaro e i cedri dell’Himalaya e del Libano di Villa Braila, le farnie di Villa Premoli, l’ippocastano di Somaglia e la magnolia di Tormo. Esemplari che rappresentano non solo un patrimonio botanico, ma anche identitario.
Le regole e le responsabilità
Secondo quanto accertato dai militari, gli scavi sarebbero stati effettuati a ridosso dell’apparato radicale senza il rispetto delle distanze minime previste e senza richiedere il nulla osta obbligatorio. Un intervento che, in presenza di alberi monumentali, può compromettere la stabilità e la salute dell’esemplare.
L’azione dei Forestali si inserisce in un quadro più ampio di controlli a tutela del patrimonio arboreo. Non solo repressione, ma prevenzione: la normativa punta a responsabilizzare imprese e committenti, soprattutto in un contesto urbano dove cantieri e sottoservizi si intrecciano con radici che hanno attraversato generazioni.
Il messaggio è chiaro: i “monumenti verdi” non sono arredo urbano, ma beni tutelati dallo Stato. E danneggiarli ha conseguenze pesanti.



































