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Non è solo una mostra. È un viaggio dentro una storia di talento, radici e visione che attraversa tre generazioni e unisce Lodi e Milano nel segno della ceramica e della pittura.

Dal 5 marzo al 17 maggio la Fondazione Maria Cosway accende i riflettori sui Loretz, famiglia di artisti e imprenditori che tra Otto e Novecento ha saputo reinventare la tradizione, trasformando la ceramica lodigiana in linguaggio moderno, riconosciuto in Italia e in Europa.

Oltre cento opere, quattro percorsi narrativi, un racconto che intreccia botteghe, esposizioni internazionali, medaglie, ceramiche graffite, dipinti, sculture e committenze prestigiose. Ma soprattutto una storia di coraggio creativo: quella di Carlo, di Giano e di Carlo Junior, capaci di dialogare con il proprio tempo senza tradire le radici.

Dalla tradizione alla modernità

La mostra ricostruisce il percorso artistico e imprenditoriale della famiglia, partendo da Lodi e arrivando a Milano, dove la fabbrica Loretz diventa punto di riferimento per una produzione ceramica raffinata, capace di fondere memoria medievale e gusto “moderno” della Belle Époque.

C’è l’intuizione, c’è lo studio, c’è la capacità di trasformare una tecnica antica in cifra stilistica contemporanea. Ed è proprio questo dialogo tra passato e innovazione a rendere l’esposizione sorprendente e attuale.

Non solo arte: un progetto che parla di futuro

Il progetto, però, va oltre il valore culturale. Alcuni giovani con neurodivergenze saranno protagonisti nelle attività di accoglienza e nelle visite guidate, trasformando l’esperienza museale in occasione concreta di inclusione e crescita.

E non finisce qui. L’apertura della mostra coincide con l’inaugurazione di un ristorante didattico ricavato nell’antico refettorio: uno spazio vivo, dove formazione e inserimento lavorativo si intrecciano grazie alla collaborazione con il CFP della Fondazione Clerici. Cultura che diventa opportunità. Bellezza che diventa lavoro.

Una mostra che lascia il segno

Questa non è un’operazione nostalgica. È una dichiarazione d’identità.
È la dimostrazione che Lodi sa raccontare la propria storia con uno sguardo contemporaneo, capace di unire arte, impresa, sociale e territorio in un unico progetto coerente.

I Loretz tornano a casa. E lo fanno in grande stile.

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