
La Fondazione Santa Chiara non si comprende a colpo d’occhio: è fatta di livelli, corridoi, aggiunte, adattamenti. Una struttura che porta sulla propria pelle il passaggio dei secoli. Ed è proprio per questo che oggi la sicurezza diventa decisiva. Il nuovo sistema di rilevazione fumi nasce da qui: dal bisogno di proteggere un luogo complesso, vivo, abitato, che continua a evolversi insieme alla città.
Aprendo l’incontro, il presidente Antonino Pisana ha scelto una frase che è diventata la chiave di lettura dell’intera mattinata: “Primum vivere, deinde philosophari” (prima vivere e poi filosofare). “La sicurezza è ciò che rende possibile tutto il resto: la vita, la cultura, la memoria”. Un messaggio forte, che abbraccia la doppia identità di Santa Chiara: struttura sanitaria moderna, ma anche deposito di un passato che continua a parlare.
Il nuovo impianto, installato nel reparto Fiordalisi, è un sistema di rilevazione “indirizzato”, capace di individuare con precisione la stanza o l’area in cui si genera un principio di incendio. “Non solo sappiamo che c’è un’allerta: sappiamo esattamente dove”, ha spiegato la responsabile dell’Ufficio Tecnico, Chiara Valenzano. Sensori più precisi, riduzione dei falsi allarmi, interventi immediati e la possibilità di integrare l’impianto con videosorveglianza e altri sistemi di sicurezza rappresentano un passo avanti significativo per l’intero complesso. Il modello sarà successivamente replicato, in modo graduale, in tutti gli otto reparti.
A evidenziare la complessità del percorso è stato anche il direttore generale Fabio Clerici, che ha ricordato quanto sia impegnativo intervenire in una struttura così articolata: “La Fondazione Santa Chiara è un edificio stratificato nei secoli, con percorsi complessi e spazi nati in epoche differenti. La prevenzione non può essere un adempimento burocratico: deve essere un processo continuo”. Da qui l’aggiornamento del Documento di Valutazione dei Rischi, la creazione di un gruppo sicurezza che si riunisce ogni mese e una programmazione che, per il 2026, guarda anche alla tutela degli operatori, con nuovi sollevatori e letti pensati per ridurre gli infortuni.
Ma Santa Chiara non è solo presente: è, soprattutto, memoria. La museologa Germana Perani ha accompagnato i presenti in un viaggio nella storia del complesso, ricordando le sue origini trecentesche volute dalla famiglia Fissiraga, il riconoscimento ufficiale del monastero nel 1303, la trasformazione napoleonica in ospedale militare, l’ampliamento ottocentesco come Casa di Industria e di Ricovero, fino alla rinascita nel dopoguerra come Casa di Riposo per Vecchi e Inabili. “È un organismo che muta senza perdere la propria vocazione”, ha spiegato. “Accoglie, si adatta, resiste, custodisce”.
Il progetto ha un valore complessivo di 76.820 euro, di cui 10.000 finanziati dalla Fondazione Banca Popolare di Lodi. Una cifra che va oltre i numeri: racconta l’impegno verso un luogo che è parte dell’identità della città, un punto fermo nella sua storia, un presidio di cura che continua a evolversi.
“Ogni volta che investiamo nella sicurezza, investiamo nella vita – ha concluso Pisana –. E quando proteggiamo un luogo come Santa Chiara, proteggiamo anche un pezzo della storia di Lodi”.


































