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Ci si cammina accanto e quasi non si vede. Eppure è lì, a pochi metri dal traffico della tangenziale: una città nascosta fatta di tende, coperte, pentole e fuochi improvvisati. Una città senza indirizzo, senza servizi, senza diritti.

Sotto il ponte, lungo la ciclabile, il percorso si trasforma in un corridoio di sopravvivenza. I giacigli si susseguono uno dopo l’altro, tra piumoni stesi a terra e teli tirati a protezione. Sul muretto, scarpe allineate, stoviglie, oggetti di una quotidianità precaria. Qua e là, i segni dei piccoli fuochi accesi per cucinare, per scaldarsi, per andare avanti.

Qui vivono decine di persone. Sessanta, forse settanta. Numeri che diventano volti, storie, tensioni. Perché lo spazio è poco, e la vita ancora meno semplice. C’è chi resiste, chi arriva, chi prova a restare. E chi, semplicemente, non ha un altro posto dove andare.

Il sopralluogo di ieri pomeriggio ha acceso i riflettori su questa realtà. «Siamo qui perché avevo lanciato la proposta di liberare le passerelle ciclabili della tangenziale – spiega Domenico Ossino, referente di Ama il Tuo Paese – e destinarle al passaggio di pedoni e biciclette. Ma ci è stato segnalato che la passerella sulla sponda sinistra non porta da nessuna parte, e lo abbiamo verificato: è un’incompiuta che risale al 2001».

Un’infrastruttura mai completata che oggi si intreccia con il degrado. «Il ponte è stato realizzato – aggiunge Ossino – ma le strutture di collegamento no. È una realtà che il Comune deve prendere atto e su cui intervenire. Già anni fa avevamo proposto di recuperare quest’area, ad esempio con mercati ed eventi, per evitare che diventasse quello che è oggi».

Ma sotto il ponte non ci sono solo progetti mancati. Ci sono persone. «Le immagini mostrano in che condizioni vivono circa 60-70 persone», sottolinea Gianmario Invernizzi, fondatore degli Angeli Lodigiani. «Vedere persone vivere così è inaccettabile».

Il tema, per Invernizzi, è anche sanitario e sociale: «Qui non ci sono servizi, non ci sono bagni. Ci sono cittadini che evitano di passare per questa zona per le condizioni in cui si trova. Non è degno di una città civile».

E la richiesta è netta: «Nel nostro programma il primo punto sarà lo sgombero di queste aree e la loro riqualificazione. Questa zona deve essere restituita alla città, con spazi sani e vissuti».

Resta l’immagine, difficile da ignorare: una città nella città, nascosta sotto un ponte. Fragile, esposta, e troppo a lungo rimasta invisibile.

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