Minacce di morte, aggressioni e comportamenti violenti reiterati: è questo il quadro che ha portato all’arresto, lo scorso 11 marzo, di un cittadino somalo di 22 anni, richiedente asilo e regolarmente presente sul territorio nazionale. Il provvedimento di custodia cautelare in carcere è stato eseguito dalla Squadra Mobile della Questura di Lodi.
L’indagine ha preso avvio dalle segnalazioni relative a una serie di episodi intimidatori ai danni di un responsabile dell’Area Grave Emarginazione cittadina, vittima – secondo quanto ricostruito dagli investigatori – di continue minacce e atti di prepotenza protratti per mesi. Una situazione che avrebbe provocato nella persona offesa un forte stato di ansia, rendendo necessario anche il ricorso a cure mediche.
Al centro della vicenda, il comportamento dell’indagato all’interno della struttura: più volte avrebbe preteso di accedere ai servizi – tra cui mensa e docce – nonostante ne fosse stato escluso per violazioni del regolamento. Di fronte ai rifiuti, avrebbe reagito con atteggiamenti aggressivi, sfociati in minacce e, in alcuni casi, in episodi di violenza anche verso altri utenti.
Particolarmente grave un episodio in cui il 22enne si sarebbe presentato armato di un cacciavite, minacciando di “uccidere tutti” se le sue richieste non fossero state accolte.
Le indagini hanno inoltre consentito di fare luce su un’altra aggressione, inizialmente a carico di ignoti. L’uomo è stato infatti identificato come presunto autore del ferimento di un altro cittadino straniero, colpito al volto con un coltello e una bottiglia di vetro. La vittima ha riportato la frattura della mandibola, con una prognosi complessiva superiore ai 50 giorni e la necessità di un intervento chirurgico.
In un primo momento, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lodi aveva disposto la misura del divieto di avvicinamento alla persona offesa, con applicazione del braccialetto elettronico. L’indagato aveva inizialmente prestato consenso, salvo poi opporsi formalmente all’installazione del dispositivo, rifiutandosi di portare con sé l’apparecchio necessario al monitoraggio.
Un comportamento che ha reso impossibile l’applicazione della misura meno restrittiva, portando così alla sua sostituzione con la custodia cautelare in carcere. Dopo le formalità di rito, il giovane è stato trasferito nel carcere di Lodi, dove resta a disposizione dell’autorità giudiziaria.
































