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Terzo giorno di chiusura del ponte e Lodi inizia a cambiare ritmo. Non solo traffico deviato e percorsi più lunghi: per molti pendolari stanno cambiando anche le abitudini quotidiane. C’è chi lascia l’auto nelle strade dell’OltreAdda e prosegue a piedi verso il centro e chi anticipa gli orari. La città, insomma, si sta lentamente adattando alla nuova normalità.

Mentre i cittadini trovano soluzioni pratiche, le istituzioni lavorano per ridurre i disagi, soprattutto sul fronte più delicato: quello delle emergenze sanitarie.

Proprio per questo è stata attivata una postazione di soccorso oltre il fiume. Un’ambulanza con due operatori sanitari fa base nel deposito di Star Mobility in via Cavallotti ed è pronta a intervenire nelle zone dell’OltreAdda e nei territori limitrofi durante le ore considerate più critiche per il traffico, dalle 7 alle 19.

Una scelta che nasce da un’analisi precisa dei dati. Secondo il coordinatore territoriale di Areu, Aurelio Farina, la presenza di un mezzo di soccorso oltre il ponte può fare la differenza nei casi più urgenti. Anche pochi minuti in più nei tempi di arrivo, infatti, possono incidere sulla gestione di pazienti tempo-dipendenti, come nei casi di arresto cardiaco o ictus.

Il presidio è operativo da pochi giorni ma ha già registrato i primi interventi: quattro in totale dall’avvio del servizio. Un dato ancora parziale, ma sufficiente per capire che la scelta di posizionare un mezzo oltre l’Adda potrebbe rivelarsi strategica.

Ieri mattina sul posto sono arrivati anche il prefetto Davide Garra, il sindaco Andrea Furegato, il direttore dell’Asst Guido Grignaffini e il presidente di Star Mobility Filippo Zoncada per verificare direttamente il funzionamento del piano organizzato dopo la chiusura del viadotto Bonaparte.

Il messaggio che emerge dai primi giorni è quello di una gestione “step by step”: la situazione viene monitorata costantemente e non si escludono aggiustamenti nelle prossime settimane. Tra le ipotesi anche la redazione di report periodici per valutare l’impatto della chiusura e intervenire dove necessario.

«Il piano sembra funzionare – ha spiegato il prefetto Davide Garra – ma è fondamentale continuare a confrontarsi tra tutti i soggetti coinvolti».

Sulla stessa linea anche il sindaco Andrea Furegato: «Siamo soltanto nelle prime fasi di questa situazione e un bilancio vero si potrà fare solo alla fine. Tuttavia è positivo vedere come tutti stanno dando il proprio contributo per sostenere la comunità».

Nel frattempo Lodi prova a riorganizzarsi, adattandosi giorno dopo giorno alla nuova realtà senza il suo ponte.

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