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È entrato nel vivo oggi, in Corte d’Assise a Milano, il processo per l’omicidio di Roberto Bolzoni, il 60enne trovato morto la mattina del 18 febbraio nella sua auto parcheggiata in piazza Omegna, a pochi passi da casa, ucciso con oltre 35 coltellate.

In aula i primi testimoni: gli investigatori del nucleo investigativo dei carabinieri di Lodi, insieme ai consulenti del RIS e ai medici legali. Al centro delle deposizioni, la ricostruzione delle indagini e gli elementi tecnici utili a chiarire come si sia consumato il delitto.

Uno dei punti ancora da definire riguarda la dinamica: gli accertamenti dovranno stabilire se l’aggressione sia stata compiuta da una o più persone. I due imputati sono Roberto Zuccotti e Andrea Gianì, rispettivamente zio e nipote: il primo non ha mai risposto agli inquirenti, mentre il secondo si è sempre dichiarato innocente.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le indagini avevano portato rapidamente a concentrare l’attenzione sui due, anche grazie ad alcuni riscontri raccolti nell’abitazione in cui vivevano.

Resta però aperta la questione del movente. L’ipotesi di una rapina non appare del tutto solida, mentre prende corpo quella di un possibile litigio degenerato. L’arma del delitto non è mai stata ritrovata.

Tra gli elementi emersi, anche il ritrovamento di alcuni effetti personali della vittima – tra cui telefono e portafogli – nascosti nei pressi dell’abitazione degli imputati.

Il processo è ancora nelle fasi iniziali e ,al momento, presenta ancora diversi punti oscuri.

Cosa sarebbe successo quella sera

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la sera del 16 febbraio Bolzoni sarebbe stato visto insieme ai due imputati in un centro scommesse della città.

Successivamente li avrebbe accompagnati a casa con la sua auto. Più tardi, però, uno dei due lo avrebbe ricontattato e i tre si sarebbero incontrati di nuovo per uscire insieme.

Dopo alcuni spostamenti, i tre avrebbero raggiunto piazza Omegna, dove – secondo l’accusa – si sarebbe consumato il delitto all’interno dell’auto.

Dopo l’aggressione, sarebbero stati sottratti alcuni oggetti personali della vittima, poi ritrovati nascosti nei pressi dell’abitazione degli imputati.

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