
Ci sono artisti che non chiedono di essere guardati, ma ascoltati. Artisti che non offrono risposte, ma domande. Gabriella Podini è una di queste. E oggi, a distanza di quarant’anni dalla sua scomparsa, la sua voce torna a farsi sentire a Lodi con la mostra Enigmi. Oltre l’apparenza, allestita negli spazi di Bipielle Arte.
Non è solo una mostra. È un ritorno. Un atto di memoria che diventa gesto pubblico, nato dall’amore e dalla responsabilità delle figlie Anna, Elena e Silvia Garbelli, che hanno dato vita all’Archivio Gabriella Podini per restituire alla città un’artista rimasta troppo a lungo ai margini del racconto collettivo. “All’inizio doveva essere solo una mostra dedicata a nostra madre – ha raccontato Anna Garbelli – poi, confrontandoci con le istituzioni, è diventata qualcosa di più grande”. Così è nato Un’artista, tanti mondi: un progetto che intreccia arte, territorio e inclusione, sostenuto dalla Fondazione Comunitaria della Provincia di Lodi e costruito insieme a realtà culturali e del terzo settore.
Il percorso espositivo, curato da Marina Arensi, ricostruisce per la prima volta in modo organico l’intera vicenda artistica di Podini, dal 1969 al 1985. Un arco breve, ma segnato da una ricerca intensa, inquieta, mai accomodante. “Non tutte queste opere consolano – avverte la curatrice – ma nessuna lascia indifferenti”.
Dalle sue opere emerge con chiarezza la complessità di un animo che non si accontenta. Podini è animata da un bisogno vitale di conoscenza: conoscere il senso delle cose, il mistero della vita, ma prima ancora conoscere se stessa. È un’urgenza che attraversa tutta la sua ricerca e che abita a lungo il suo percorso umano e artistico. Non a caso le sue immagini sono state definite come vere e proprie «stazioni di una personalissima psicologia dell’inconscio»: non rappresentazioni del reale, ma viaggi interiori, continue interrogazioni su ciò che sta sotto la superficie visibile.
Se questa interiorità è un’interiorità d’inquietudine – come accade per gli autori dell’espressionismo nordico e anche nel caso di Podini – quali mezzi ha l’artista per esprimerla? Il colore, innanzitutto. Un colore che diventa antinaturalistico e psicologico, capace di rivelare anziché descrivere. Nei primi ritratti femminili, la deformazione delle figure porta sulla tela un’urgenza tutta interiore, il bisogno di far emergere ciò che abita dentro.
Il passaggio successivo segna un avvicinamento alla dimensione metafisica: Podini inizia a cercare ciò che si cela oltre l’apparenza. Le piazze vuote di De Chirico, rielaborate in modo personale, diventano spazi simbolici in cui indagare una realtà altra, invisibile, che si nasconde dietro le cose. È qui che prendono forma gli enigmi, nucleo centrale della sua ricerca più matura.
Negli ultimi anni, quelli qualitativamente più alti, l’artista trova la sua formula più compiuta in un surrealismo di area tedesca, con un riferimento evidente all’opera di Hans Bellmer e alla sua «anatomia dell’inconscio». I corpi si smembrano, si frammentano, diventano specchio di una lacerazione profonda: l’insoddisfazione per l’incomprensibilità del mondo, per ciò che accade dentro di noi e attorno a noi. Sono immagini crude, potenti, in cui il corpo diventa metafora di una condizione esistenziale, di un tempo spezzato, di una realtà in disfacimento. Ed è proprio per questo che il messaggio di Gabriella Podini conserva ancora oggi una sorprendente attualità.
Accanto ai dipinti, la mostra presenta disegni, incisioni, sculture, vetrate e un video-documentario costruito con materiali d’archivio, immagini e parole tratte dai diari dell’artista. Un racconto intimo che accompagna il visitatore dentro il pensiero e la sensibilità di una donna per la quale l’arte è stata un bisogno vitale, un modo per conoscersi e per cercare di comprendere il mondo e la vita.
Durante l’inaugurazione è stato annunciato anche un gesto che va oltre l’esposizione: la donazione di alcune opere di Gabriella Podini alle istituzioni del territorio, per affidare alla comunità lodigiana un’eredità artistica viva. La mostra è inoltre accompagnata da numerose attività collaterali dedicate a studenti, scuole e pubblico giovane, con l’obiettivo di rendere l’esperienza culturale più partecipata e inclusiva.
Enigmi. Oltre l’apparenza non celebra semplicemente un ricordo: riapre una domanda. Chiede allo spettatore di fermarsi, di guardare senza fretta, di accettare l’inquietudine come forma di conoscenza. È questo, forse, il lascito più autentico di Gabriella Podini.
Info utili
La mostra resterà aperta gratuitamente fino al 15 febbraio negli spazi di Bipielle Arte.
Sono previste visite guidate curate da Marina Arensi:
- giovedì dalle 17.30 alle 18.30
- sabato dalle 16.30 alle 17.30


































