
Tra colori, nastri, piccoli oggetti fatti a mano e sorrisi che raccontano molto più di quanto mostrano, oggi il corridoio del piano rialzato dell’Ospedale Maggiore di Lodi è diventato un luogo speciale. Non solo un mercatino di Natale, ma un punto d’incontro dove la fragilità si trasforma in forza e il dolore diventa condivisione.
A organizzarlo è ALAO — Associazione Lodigiana Amici di Oncologia — con il gruppo creativo “PassePartout”, nato dalle stesse pazienti oncologiche che hanno voluto restituire un po’ di ciò che hanno ricevuto durante il loro percorso di cura.
“Noi siamo qui perché ALAO ci ha accompagnate in ogni passo del percorso oncologico” racconta Katia Bergamaschi, una delle pazienti. “Da questa gratitudine è nato il nostro gruppo: ci riuniamo due volte al mese e realizziamo bigiotteria, porta biscotti, segnalibri, tantissime creazioni. È un modo per ritrovarci, sostenerci e sentirci parte di qualcosa che va oltre la malattia”. Nel loro banchetto c’è tutto questo: mani che creano, ma soprattutto storie che si intrecciano.
Accanto a loro c’è anche Luisella Negri, tesoriera di ALAO, arrivata in associazione quasi per caso, ma rimasta “per scelta, e per amore”. “Io qui sono quella che riceve, più che dare” confessa. “Le ragazze del gruppo PassePartout hanno una forza incredibile: arrivano con vissuti diversi, ma insieme costruiscono un nido, un posto dove essere capite. È questo il vero valore di ALAO: quando esci dall’ospedale, spesso sei sola. Noi ci siamo proprio per quel momento lì”.
ALAO infatti non è solo mercatini e oggetti creativi: offre trasporto per visite e radioterapia, corsi di make-up e cura della persona, laboratori di scrittura creativa e incontri di sostegno psicologico. Un sostegno concreto che continua nel tempo.
Il mercatino, nato per raccogliere fondi a favore dei pazienti oncologici, ha lasciato ai visitatori molto più di un semplice acquisto: la testimonianza tangibile di un coraggio collettivo, fatto di delicatezza, resilienza e senso di comunità.
“Le pazienti ci danno molto più di quanto possiamo dare noi”, ripetono le volontarie. E oggi, tra quelle bancarelle, è impossibile non crederlo.
































