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Una vasta organizzazione criminale specializzata in frodi fiscali, riciclaggio e trasferimento illecito di denaro all’estero è stata smantellata dalla Guardia di Finanza di Lodi nell’ambito dell’operazione “Green River”, coordinata dalla Procura della Repubblica di Lodi.

Le Fiamme Gialle hanno eseguito misure cautelari nei confronti di otto persone e sequestri per circa 31 milioni di euro. Tra gli indagati figura anche un commercialista italiano ritenuto coinvolto nella gestione amministrativa delle società utilizzate per la frode.

L’indagine è partita nel 2024 dall’analisi di una società con sede nel Lodigiano risultata essere una “cartiera”, ovvero un’impresa creata solo per emettere fatture false. Gli accertamenti hanno poi portato alla scoperta di un sistema molto più ampio, basato su 41 società fittizie gestite da un ufficio nascosto a Chiari, in provincia di Brescia.

Secondo gli investigatori, attraverso queste società sarebbero state emesse fatture per operazioni inesistenti per un valore complessivo di circa 200 milioni di euro. Le aziende clienti utilizzavano tali documenti per creare costi fittizi e ottenere vantaggi fiscali. Una volta ricevuti i bonifici, l’organizzazione trasferiva il denaro all’estero, principalmente in Cina, per poi restituirne una parte in contanti ai clienti, trattenendo una commissione del 10%.

Il gruppo avrebbe inoltre gestito un sistema di “banca parallela” utilizzato soprattutto da imprenditori della comunità cinese. Le aziende clienti effettuavano bonifici alle società cartiere a fronte di fatture false. Il denaro veniva poi trasferito all’estero, principalmente in Cina, attraverso una rete di conti correnti e società distribuite in diversi Paesi europei.

In cambio, gli utilizzatori delle false fatture ricevevano in Italia una parte delle somme in contanti, al netto di una commissione del 10% trattenuta dall’organizzazione. In questo modo il denaro veniva ripulito e fatto rientrare nei circuiti economici, mentre ingenti somme potevano essere trasferite in Cina aggirando i controlli del sistema finanziario ufficiale.

Il sistema si basava su una forma di “underground banking”, una sorta di circuito finanziario parallelo che opera al di fuori dei canali bancari ufficiali e che consente di spostare ingenti somme di denaro rendendone difficile la tracciabilità.

Le indagini hanno inoltre accertato che alcune società avrebbero utilizzato crediti fiscali inesistenti, sfruttando indebitamente agevolazioni previste per il terremoto dell’Abruzzo del 2009 e per l’emergenza Covid, al fine di compensare debiti fiscali, previdenziali e assicurativi.

Tra le contestazioni figura anche una frode IVA legata all’importazione di merci dall’India. Una delle società cartiere sarebbe stata utilizzata per evitare il pagamento dell’imposta attraverso un uso illecito del regime del deposito IVA.

Per il presunto capo dell’organizzazione sono stati disposti gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. I sequestri hanno riguardato conti correnti, quote societarie, immobili, automobili, orologi di pregio e gioielli. Durante le perquisizioni, con l’ausilio delle unità cinofile specializzate nella ricerca di denaro contante, sono stati inoltre trovati oltre 100 mila euro nascosti tra abitazioni e veicoli.

Secondo gli inquirenti, il sistema avrebbe consentito di movimentare verso la Cina oltre 200 milioni di euro, spesso attraverso triangolazioni con altri Paesi europei, aggirando i controlli antiriciclaggio.

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