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A volte non è solo una questione di tecnologia. È una questione di fiducia.
Una valigetta può sembrare un oggetto qualunque. In certi momenti, però, può fare la differenza tra la paura e il coraggio di raccontare.

Ieri, al Comando Provinciale dei Carabinieri di Lodi, sono state consegnate due valigette destinate alle Compagnie di Lodi e Codogno: strumenti pensati per raccogliere denunce di violenza in modo più umano, più riservato, più rispettoso dei tempi e della fragilità di chi racconta.

L’iniziativa rientra nel progetto nazionale “Una stanza tutta per sé”, promosso da Soroptimist International d’Italia, che da anni lavora per rafforzare la tutela delle vittime di violenza e dei soggetti vulnerabili, promuovendo la creazione di ambienti più accoglienti e rassicuranti.

Non solo una stanza, ma un ascolto

Sul territorio lodigiano sono già operative due stanze protette all’interno delle caserme, spazi completamente ripensati per accogliere le vittime in un ambiente meno formale. Colori accoglienti, arredi curati, un angolo giochi per i bambini: dettagli che possono sembrare secondari, ma che incidono profondamente sul delicato momento della denuncia.

“L’idea – spiega Alessandra Calcagno, presidente del Soroptimist International Club Lodi – è creare un contesto in cui la persona non si senta “in caserma”, ma in un luogo sicuro. Un ambiente che ricordi un salotto di casa, con colori soft e un angolo dedicato ai bambini, per mettere le vittime di violenza domestica a proprio agio e favorire un’empatia capace di rendere la comunicazione più aperta e autentica. Perché solo quando ci si sente accolti si riesce a parlare davvero”.

Le nuove valigette rappresentano l’estensione concreta di questo approccio: consentono di raccogliere testimonianze anche fuori dagli uffici istituzionali — in pronto soccorso, nelle scuole o in altri luoghi — abbreviando i tempi di intervento e adattando il contesto alle esigenze della persona offesa.

Il kit è composto da un sistema per la verbalizzazione e la registrazione audio-video della denuncia, con microcamera integrata nell’altoparlante e pc portatile. Strumenti discreti, progettati per non risultare invasivi e per favorire un racconto il più possibile sereno e completo.

Ambiente, fiducia e protezione

“Con questo progetto – ha sottolineato il colonnello Alberto Cicognani, comandante provinciale dei Carabinieri di Lodi – rafforziamo la sensibilizzazione verso donne, minori e soggetti fragili che spesso non hanno la possibilità di difendersi alla pari. L’obiettivo è garantire un ascolto rispettoso, senza pressioni, in un ambiente capace di trasmettere fiducia”.

Un passaggio che mette al centro non solo l’aspetto operativo, ma quello relazionale: la qualità dell’ascolto incide sulla completezza della testimonianza e, di conseguenza, sull’efficacia delle indagini.

Un progetto nato a Torino e diventato nazionale

“Una stanza tutta per sé”, ispirato all’omonimo saggio di Virginia Woolf, nasce a Torino nel 2014 e si sviluppa su scala nazionale grazie alla collaborazione tra il Soroptimist e il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri. Oggi sono oltre 300 le stanze realizzate in tutta Italia.

Durante l’evento, il prefetto di Lodi Davide Garra ha richiamato l’attenzione sulla particolare gravità dei reati di violenza di genere e sulla condizione di vulnerabilità delle vittime, sottolineando l’importanza della tempestività nella raccolta delle testimonianze e nell’attivazione delle misure di tutela.

Perché dietro ogni denuncia c’è un momento fragile.
E in quei momenti contano i dettagli: l’ambiente, il tono, il tempo concesso al racconto.
Una stanza — o una semplice valigetta — può allora trasformarsi in qualcosa di più di uno strumento: può diventare la soglia tra la paura e il coraggio.

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