[the_ad_group id="17629"]

Una diffida formale al sindaco, con l’invio della nota anche a Prefettura, Questura, Ats e Vigili del fuoco. È il passo deciso dai movimenti civici “Ama il tuo Paese” e “Angeli Lodigiani” per richiamare l’attenzione sulla situazione del sottopasso della tangenziale Est di Lodi, dove da tempo si registra la presenza di persone che vivono in condizioni precarie.

Secondo quanto denunciato dai rappresentanti Domenico Ossino e Gianmario Invernizzi, l’area è diventata negli anni una sorta di “zona franca”, con accumuli di oggetti e giacigli di fortuna. Una situazione che, sostengono, comporterebbe anche rischi concreti dal punto di vista igienico-sanitario e della sicurezza, in particolare per la presenza di fuochi accesi per scaldarsi e cucinare proprio sotto la struttura stradale.

«Non è una guerra ai poveri – precisano – ma una battaglia per la legalità e per la restituzione di spazi pubblici alla comunità». I due movimenti chiedono infatti un intervento coordinato che tenga insieme assistenza e ripristino delle condizioni di sicurezza: da un lato il censimento e il supporto alle persone in difficoltà, dall’altro la bonifica dell’area.

Nel mirino anche la gestione della situazione nel tempo. «Non è ammissibile che un contesto di questo tipo sia stato tollerato per anni», sottolineano, evidenziando come il degrado percepito abbia inciso anche sulla fruibilità dell’area da parte dei cittadini, che eviterebbero il passaggio per timori legati alla sicurezza.

Nel documento inviato via Pec, i firmatari richiamano inoltre il ruolo del sindaco quale autorità sanitaria locale e chiedono un intervento tempestivo. «Se non si interverrà subito con un piano di sgombero e bonifica definitiva, saremo pronti a denunciare l’eventuale omissione di atti d’ufficio. La sicurezza di Lodi non può più aspettare i tempi della burocrazia o del disinteresse politico».

La questione, però, non riguarda solo l’emergenza attuale. I movimenti parlano anche di una mancanza di pianificazione nel lungo periodo, indicando come negli ultimi decenni non siano stati completati collegamenti e infrastrutture tra le due sponde dell’Adda. Un vuoto che, a loro avviso, avrebbe contribuito a creare spazi marginali e poco presidiati, favorendo situazioni di degrado.

Sul tema si apre ora un nuovo fronte di confronto tra cittadini e istituzioni, chiamate a trovare un equilibrio tra tutela sociale e sicurezza urbana in un’area considerata strategica per la città.

[the_ad_group id="17623"]