[the_ad_group id="17629"]

A pochi giorni dal voto per il referendum sulla giustizia, il dibattito entra nel vivo con posizioni contrapposte sul futuro della magistratura e sull’equilibrio dei poteri.

Tra i sostenitori del sì, Alberto De Sanctis, già presidente della Camera Penale “Vittorio Chiusano” del Piemonte Occidentale e Valle d’Aosta, individua nella riforma un passaggio decisivo per rafforzare l’indipendenza del sistema giudiziario. Secondo De Sanctis, la separazione delle carriere garantirebbe “un giudice indipendente dal pubblico ministero e un pubblico ministero indipendente dalla politica”, contribuendo anche a contrastare le dinamiche correntizie interne alla magistratura.

Respinge inoltre i timori di un maggiore controllo politico, definendoli “privi di fondamento”, e sottolinea come la riforma introduca elementi di garanzia, tra cui nuovi strumenti di impugnazione e una distinzione più netta tra funzioni amministrative e disciplinari. L’obiettivo, afferma, è riportare le correnti a un ruolo di confronto culturale e non di gestione del potere.

Di segno opposto la posizione del fronte del no, espressa da Francesca Di Bella, segretaria organizzativa uscente della Cgil e membro della camera del lavoro di Lodi. Per Di Bella la riforma interviene su sette articoli della Costituzione, modificando gli equilibri tra i poteri dello Stato. In particolare, la separazione delle carriere e la creazione di due Consigli superiori della magistratura rappresenterebbero “una frattura” nel sistema attuale.

Critiche anche al nuovo meccanismo di selezione dei componenti, con il sorteggio dei membri togati e una maggiore incidenza della componente politica nella scelta dei membri laici. Secondo il fronte contrario, questo assetto rischierebbe di rafforzare il peso della maggioranza parlamentare, incidendo sull’autonomia della magistratura.

Perplessità vengono espresse anche sull’istituzione dell’Alta Corte disciplinare, ritenuta un ulteriore elemento di divisione e potenziale indebolimento del sistema giudiziario. Il fronte contrario sottolinea infine come la riforma non affronti una delle principali criticità del sistema giudiziario, ovvero la lunghezza dei procedimenti civili e penali, ritenuta una delle emergenze più urgenti per cittadini e imprese.

Il referendum si preannuncia dunque come un passaggio cruciale, chiamato a ridefinire assetti e equilibri della giustizia italiana, tra chi vede nella riforma un rafforzamento dell’indipendenza e chi teme un suo ridimensionamento.

[the_ad_group id="17623"]