Un libro nato dal dolore personale, ma capace di trasformarsi in un messaggio universale di speranza. Con “Profumo di viole sfiorite”, lo scrittore Antonio Borsa firma un’opera intensa che affronta temi delicati e attuali come il suicidio giovanile, il disagio emotivo e la violenza di genere, con l’obiettivo dichiarato di scuotere le coscienze senza cadere nella retorica.
Alla base del romanzo c’è un’esperienza vissuta: un amore non ricambiato che ha segnato profondamente l’autore. «Mi sono chiesto cosa sarebbe successo se al posto mio ci fosse stata una persona incapace di accettare un “no”», racconta Borsa. Da questa riflessione nasce una storia che mette al centro il rispetto, contrapponendolo alla logica del possesso che, ancora oggi, può sfociare in tragedia. Non a caso, nel libro trovano spazio anche episodi legati alla violenza sulle donne e ai femminicidi, trattati con uno stile diretto ma mai sensazionalistico, per restituire al lettore tutta la gravità di certe dinamiche.
Il protagonista è Ryan, un giovane che, sopraffatto da una delusione amorosa, decide di togliersi la vita. Ma la sua storia non si conclude con la morte: si risveglia infatti in una dimensione simbolica chiamata “La Valle”, una sorta di purgatorio dove un angelo lo accompagna in un percorso fatto di incontri e rivelazioni. Attraverso le storie di altre persone, Ryan prende coscienza del peso del suo gesto e delle conseguenze che ha lasciato negli altri, dai genitori distrutti agli amici impotenti.
È proprio questo il cuore del romanzo: il suicidio non viene mai presentato come una via d’uscita, ma come una ferita che si propaga, capace di colpire chi resta. Un messaggio che Borsa ha voluto rendere esplicito nel libro: «Non mollare, anche quando tutto ti sembra difficile». Parole che riflettono anche il suo percorso personale, segnato da momenti complicati ma trasformati, nel tempo, in una nuova direzione di vita fatta di scrittura, incontri e attività nelle scuole.
Ed è proprio dal confronto con i giovani che emerge un quadro preoccupante. «Oggi vedo ragazzi e ragazze sempre più soli, senza punti di riferimento, schiacciati da un mondo fatto di social, apparenza e giudizio», spiega l’autore. Un disagio che, secondo Borsa, nasce anche dalla mancanza di ascolto: famiglie assenti, scuole concentrate più sulla didattica che sul benessere degli studenti e una società che spesso tende a minimizzare segnali importanti.
Per questo motivo, accanto alla scrittura, Borsa è impegnato in attività di sensibilizzazione, portando la sua esperienza nelle scuole attraverso associazioni che si occupano di parità di genere e supporto alle persone in difficoltà. «Bisognerebbe educare i ragazzi a vivere, non solo a studiare», sottolinea, evidenziando la necessità di creare spazi di dialogo reali.
Il romanzo diventa così qualcosa di più di una semplice storia: è uno strumento di riflessione, un tentativo concreto di unire letteratura e impegno sociale. Anche il titolo, evocativo e carico di significato, affonda le radici in una poesia scritta dal padre dell’autore, dedicata a un giovane suicida incapace di percepire la bellezza della vita, come il profumo delle viole.
Se c’è un messaggio che attraversa tutto il libro è racchiuso in un’immagine forte, che Borsa prende dal mondo della kickboxing, disciplina che pratica da anni: «Resta sul ring, perché ne vale sempre la pena». Una metafora della vita che invita a non arrendersi, anche quando tutto sembra perduto. Perché, come suggerisce il romanzo, è spesso proprio nel momento più buio che può nascere una nuova possibilità.



































