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Una sala gremita, molte domande e una preoccupazione diffusa tra residenti e operatori economici. L’incontro pubblico che si è tenuto ieri sera nel cuore dell’Oltreadda, uno dei luoghi destinati a subire l’impatto maggiore della chiusura del ponte Bonaparte, ha restituito il clima di tensione che accompagna l’avvio dei lavori previsto per marzo.

L’amministrazione comunale ha illustrato il cronoprogramma degli interventi e le misure allo studio per mitigare i disagi, ribadendo il massimo impegno per ridurre le ripercussioni sulla viabilità e sulla vita quotidiana dei cittadini. Dal pubblico, però, sono emersi timori concreti: il rischio di isolamento del quartiere, l’allungamento dei tempi di percorrenza e le difficoltà per lavoratori e attività economiche.

Uno scenario che, secondo il movimento civico Ama il Tuo Paese, non può essere valutato senza guardare a quanto accaduto a Bressana, dove i cantieri sul ponte hanno prodotto conseguenze economiche pesantissime. “I numeri emersi dal caso Bressana sono un vero bollettino di guerra”, afferma il referente Domenico Ossino. “In un solo anno di lavori le imprese dell’autotrasporto hanno perso oltre 17 milioni di euro di fatturato, con un aggravio medio di circa 60 euro per ogni singolo viaggio”.

Dati che, sottolinea Ossino, non riguardano soltanto il settore dei trasporti. “A Bressana molte imprese hanno perso contratti e non hanno rinnovato commesse perché costrette ad applicare tariffe fuori mercato. Questo ha prodotto una vera desertificazione economica, che va ben oltre l’autotrasporto”.

Il timore è che a Lodi lo scenario possa rivelarsi ancora più critico. “Se questi effetti si sono verificati con un ponte rimasto parzialmente aperto, cosa succederà con una chiusura totale?” si chiede Ossino. “Il collegamento con Crema e Bergamo verrebbe di fatto reciso, obbligando migliaia di veicoli a riversarsi sulla tangenziale Est, che rischia di trasformarsi in un imbuto insostenibile”.

Secondo il movimento civico, il problema non riguarda solo il traffico privato. “Anche il trasporto pubblico locale vedrà aumentare i costi, come è già accaduto nel Pavese, a causa delle deviazioni e dei tempi di percorrenza più lunghi”, evidenzia Ossino. “Un impatto che finirà per ricadere direttamente sui cittadini”.

Nel mirino finiscono anche le misure di compensazione discusse in Consiglio comunale. “Sconti sulla Tari e piccoli contributi a fondo perduto sono segnali, ma non possono essere considerati una risposta adeguata. Di fronte a un danno economico potenziale di questa portata, si tratta di briciole. Pensare di salvare il commercio di vicinato o le imprese con interventi simbolici è un’illusione”.

Durante l’incontro, molti residenti hanno espresso preoccupazioni analoghe, temendo che l’Oltreadda possa subire una forma di isolamento prolungato, con ricadute sulla qualità della vita e sulla tenuta del tessuto economico locale.

“La sicurezza idrogeologica è una priorità che nessuno mette in discussione”, conclude Ossino. “Ma il costo di questa operazione non può ricadere interamente su cittadini e imprese lodigiane. Il caso Bressana deve essere un monito severo: servono ristori reali, proporzionati al danno, e una gestione della viabilità che non condanni Lodi all’isolamento e alla paralisi economica”.

Il confronto resta aperto e destinato a proseguire nelle prossime settimane, ma la serata di ieri ha restituito l’immagine di un territorio che chiede risposte all’altezza della sfida.

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