Una città capace di accogliere, comprendere e sostenere chi convive con l’Alzheimer e altre forme di demenza. È questo il traguardo che si pone “Non chiedermi di ricordare”, il progetto presentato alla Fondazione Comunitaria della Provincia di Lodi dall’associazione Towanda, capofila dell’iniziativa sostenuta dal Bando Sociale 2026.
L’obiettivo è costruire una vera comunità “demenza friendly”, dove la conoscenza della malattia aiuti a superare paure e pregiudizi e dove le persone colpite dal decadimento cognitivo possano continuare a sentirsi parte della vita sociale cittadina. Il progetto si svilupperà lungo tre direttrici principali: informazione e sensibilizzazione della cittadinanza, sostegno ai caregiver e promozione di attività dedicate alle persone affette da demenza.
«Vogliamo portare questo tema nei quartieri e renderlo sempre più vicino alle persone», ha spiegato l’assessora al Welfare Simonetta Pozzoli, evidenziando l’importanza di diffondere informazioni corrette su una realtà che coinvolge un numero crescente di famiglie.
La Fondazione Comunitaria sosterrà l’iniziativa con un contributo di 2.492 euro, mentre i promotori dovranno raccogliere ulteriori 1.246 euro per completare il finanziamento del progetto.
Alla presentazione erano presenti, tra gli altri, Greta Borsani per Towanda, il consigliere della Fondazione Comunitaria Renzo Tansini, Silvana Cesani dell’Organismo di Partecipazione per la Tutela della Salute, rappresentanti dell’Asst di Lodi e della Fondazione Santa Chiara.
Proprio Cesani ha richiamato l’attenzione sull’aumento dei casi di demenza legato all’invecchiamento della popolazione. «Oggi nel mondo si stimano circa 50 milioni di persone affette da demenza, un numero destinato a salire a 78 milioni entro il 2030», ha ricordato. Numeri che rendono sempre più necessaria una collaborazione tra istituzioni, servizi sanitari, associazioni e terzo settore.
L’idea del progetto nasce anche dall’esperienza personale della consigliera comunale Simona Bernasconi. «Le malattie che non si vedono rischiano spesso di essere accompagnate da maggiore stigma e isolamento. Per questo è importante creare consapevolezza e costruire strumenti concreti di supporto per le famiglie», ha osservato.
A coordinare le attività sarà Lavinia Schiavi, facilitatrice di comunità e anima del Giardino delle Età. «Chi vive accanto a una persona con Alzheimer si sente spesso smarrito. Conoscere la malattia e confrontarsi con altre persone aiuta a sentirsi meno soli e ad affrontare il percorso con maggiore serenità», ha raccontato.
Tra le iniziative in programma figurano incontri pubblici nei quartieri della città, percorsi di formazione per cittadini e caregiver, attività di mutuo aiuto e il potenziamento del Caffè Alzheimer della Fondazione Santa Chiara. Un’attenzione particolare sarà dedicata anche ai negozi di vicinato, alle farmacie e ai luoghi di aggregazione, che saranno coinvolti in un percorso di sensibilizzazione per diventare punti di riferimento più accoglienti per chi convive con disturbi cognitivi.
L’Asst di Lodi metterà a disposizione 18 geriatri per le attività informative. Nei centri dedicati dell’azienda sanitaria sono già seguite circa duemila persone. «Far conoscere i primi segnali della malattia e orientare le famiglie verso i servizi disponibili rappresenta un passaggio fondamentale», ha spiegato la geriatra Fraia Falvo.
Non mancheranno le attività dedicate direttamente alle persone affette da demenza. La Fondazione Santa Chiara proporrà laboratori cognitivi e psicomotori, mentre Fiab Lodi Ciclodi organizzerà passeggiate e iniziative all’aria aperta rivolte a malati e familiari.
Tra i progetti più significativi c’è infine la futura realizzazione di un orto-giardino inclusivo al Parco delle Lavandaie. La progettazione prenderà il via nei prossimi mesi coinvolgendo scuole, associazioni e servizi territoriali, con l’obiettivo di creare uno spazio di incontro e benessere aperto a tutta la comunità.
Dopo i primi appuntamenti nei quartieri San Bernardo e Fanfani, il percorso informativo proseguirà a San Fereolo e nella città bassa, con l’obiettivo di costruire una rete di comunità capace di accompagnare persone malate e caregiver e di rendere Lodi sempre più inclusiva nei confronti delle fragilità legate alla demenza.



































