Il primo giorno di nido è spesso accompagnato da lacrime, paure, mani che non vogliono lasciarsi. È un passaggio delicato, che tocca le emozioni di tutta la famiglia. Ma cosa succede se, invece di salutare sulla soglia, mamma e papà restano accanto al proprio bambino? Se entrano anche loro, per qualche giorno, in quel piccolo grande mondo che è il nido?
È questa la visione che guida Il Semino, associazione lodigiana attiva nell’ambito dell’infanzia, che da anni ha scelto di adottare l’ambientamento partecipato, un approccio innovativo ispirato al modello educativo svedese. Un metodo che, con dolcezza e attenzione, trasforma il distacco in un’esperienza condivisa, dove il bambino si sente al sicuro e il genitore non resta fuori dalla porta, ma diventa parte attiva del processo.
“L’ambientamento non è solo una fase organizzativa, ma un’esperienza profondamente emotiva”, spiega Silvia Iaccarino, psicomotricista, formatrice, fondatrice di Percorsi Formativi 06 e membro del comitato scientifico de Il Semino. “È relazione, è ascolto. Per questo è importante che il bambino possa vivere il distacco dai genitori in modo graduale, sicuro e condiviso“.
Un modello che nasce da lontano
Tutto è nato da un’intuizione e dal desiderio di fare le cose in modo diverso. Già nel 2017, Il Semino ha scelto un approccio più umano e rispettoso dei tempi dell’infanzia. Una scelta pionieristica, maturata anche grazie alla collaborazione con Silvia Iaccarino.
Nel 2019, la fondatrice Eloisa Lo Parrino, esperta di prima infanzia, ha deciso di andare oltre: ha trascorso tre settimane in Svezia per osservare da vicino i servizi educativi locali. È lì che ha visto in azione un altro modo di iniziare: senza fretta, senza traumi, con i genitori presenti fin dal primo giorno. Un’esperienza che ha rafforzato ancora di più la convinzione che questa fosse la direzione giusta.
Tre giorni insieme, per iniziare con fiducia
Nel modello partecipato, il genitore resta al nido con il proprio bambino per almeno tre giorni consecutivi, condividendo attivamente le routine quotidiane: dal gioco al pranzo, dal cambio al sonnellino. Non come spettatore passivo, ma come figura familiare presente, sotto la guida attenta e discreta delle educatrici.
Questo tempo condiviso permette al bambino di esplorare il nuovo ambiente con più serenità, sapendo che il genitore è con lui. E permette anche al genitore di conoscere da vicino la vita del nido, osservare le dinamiche e costruire da subito un rapporto di fiducia con le educatrici.
Gesti piccoli, impatti grandi
Anche i gesti più semplici possono fare la differenza: una canzoncina al momento del saluto, un braccialetto da restituire nel pomeriggio, una “scatola dei baci” con piccoli foglietti colorati che il bambino può aprire nei momenti di nostalgia. O ancora, un album fotografico con immagini di famiglia, da sfogliare quando si sente il bisogno di casa. Ogni gesto racconta al bambino una cosa semplice e potente:
“Non sei solo. Ti penso. Tornerò.”
Un nido che accoglie
Con il tempo, l’ambientamento partecipato è diventato anche un modo per rafforzare il senso di comunità tra le famiglie e il nido. Il coinvolgimento diretto dei genitori favorisce relazioni autentiche e collaborative, che spesso proseguono anche oltre i primi giorni.
“Accompagnare il bambino con consapevolezza e fiducia – conclude Eloisa Lo Parrino – vuol dire insegnargli che i cambiamenti si possono attraversare, non evitare. È questo uno dei doni più grandi che possiamo offrirgli per affrontare il mondo“.



































