La struttura di Oncologia dell’Ospedale Maggiore di Lodi, diretta da Giovanni Ucci, partecipa a tre studi clinici multicentrici dedicati alla ricerca sul cancro del colon-retto e alle patologie onco-ematologiche.
Il tumore del colon è la seconda neoplasia per incidenza in Italia dopo quella della mammella: ogni anno colpisce circa 50.000 persone, di cui quasi 200 in provincia di Lodi. La metà dei nuovi casi può essere guarita se la patologia è scoperta precocemente e trattata tempestivamente: per questo la partecipazione allo screening del sangue occulto nelle feci è particolarmente importante e raccomandata. “Tra i pazienti operabili alla diagnosi con finalità di guarigione – spiega Ucci – una percentuale compresa tra il 10 e il 40% può sviluppare metastasi nei dieci anni successivi all’intervento. La probabilità varia in base alle dimensioni del tumore, all’interessamento dei linfonodi e ad alcuni fattori che caratterizzano la biologia del tumore”.
Il primo studio, coordinato dal San Matteo di Pavia e seguito a Lodi dalle oncologhe Stefania Pellicori e Cecilia Bertuzzi insieme alla nutrizionista Simonetta Protti, punta a valutare se alte dosi di acido arachidonico possano ridurre gli effetti collaterali della chemioterapia e aumentare la percentuale di pazienti che riescono a portarla a termine senza interruzioni, ritardi o riduzione delle dosi.
Il secondo progetto, coordinato dal San Gerardo di Monza, coinvolge l’équipe onco-ematologica del Maggiore, con la partecipazione delle dottoresse Lina De Fazio e Giuseppina Pagani, e altri centri della Rete Ematologica Lombarda. L’obiettivo è studiare il rapporto tra qualità di vita dei pazienti affetti da leucemia mieloide cronica e organizzazione logistica dei centri di cura, per ottimizzare il percorso assistenziale.
“Oggi – osserva Ucci – grazie all’evoluzione delle terapie, questi pazienti possono essere seguiti in regime ambulatoriale, con cure orali generalmente ben tollerate e una qualità di vita vicina a quella della popolazione generale. Tuttavia, una buona organizzazione del centro è fondamentale per assicurare continuità e sicurezza nelle cure”.
Il terzo studio, a cui partecipano ancora Pagani e De Fazio, è promosso dal Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Pavia e riguarda le malattie linfoproliferative come linfomi e leucemie linfatiche. Si tratta di patologie acute e croniche per le quali sono state identificate molte terapie innovative di grande efficacia che colpiscono specifiche mutazioni genetiche. Il progetto si concentra, in particolare, sulla ricerca di nuovi target terapeutici di potenziali marcatori di malignità in pazienti affetti da Leucemia Linfatica Acuta o linfoma non-Hodgkin.
“I risultati ottenuti finora sono entusiasmanti ma ancora migliorabili – conclude Ucci, che è anche direttore del Dipartimento Medico dell’ASST di Lodi –. La ricerca scientifica punta a trovare sempre nuove mutazioni che possano essere bersaglio di nuove terapie”.
































