
Nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, il Centro Antiviolenza “La Metà di Niente”, gestito da L’Orsa Minore ETS, rinnova il proprio impegno e ricorda che la violenza “non conosce età, classe sociale né cultura”. A dirlo è la presidente Paola Metalla, intervenuta durante la presentazione della Panchina Distonica all’UNITRE di Lodi.
“La violenza è assolutamente democratica – ha sottolineato –. Colpisce chiunque: donne colte, giovani, mamme, professioniste. Spesso è accanto a noi, ma non ce ne accorgiamo. E molte donne non riconoscono subito di essere vittime: provano vergogna, si sentono colpevoli, si nascondono”.
Un impegno che dura tutto l’anno
Il Centro Antiviolenza opera dal 2010 con un’équipe di quindici professioniste – avvocate, psicologhe, assistenti sociali, pedagogiste, criminologhe e operatrici specializzate – e offre ascolto, accoglienza e consulenza legale alle donne e ai minori vittime di violenza. “L’obiettivo – spiega Metalla – è garantire quindi un’accoglienza personalizzata, costruita sui bisogni di ogni donna. Offriamo sostegno psicologico, orientamento e un luogo sicuro in cui non sentirsi sole”.
“Non lavoriamo solo il 25 novembre – ricorda Metalla –. Siamo presenti ogni giorno, perché la richiesta d’aiuto può arrivare in qualsiasi momento”. Il numero dedicato 331 3495221 è attivo dalle 9 alle 20, con segreteria notturna; nei casi urgenti sono forze dell’ordine e pronto soccorso ad attivare la linea di emergenza riservata.
I numeri del 2025
Da gennaio circa 400 donne hanno contattato il centro. Di queste, 250 hanno effettuato un colloquio di prima accoglienza e 33 hanno scelto di intraprendere un percorso psicologico strutturato.
“Il numero scende – spiega Metalla – perché molte telefonate arrivano da donne che non sono ancora pronte a farsi aiutare. Non riconoscono la violenza e spesso pensano che sia colpa loro”
Importante anche il contributo della rete territoriale: 71 segnalazioni dal Pronto Soccorso dell’ASST di Lodi e 15 dalle Forze dell’Ordine. Un flusso costante che conferma la necessità di un presidio continuo.
“La prima libertà è chiedere aiuto”
“La vergogna, l’isolamento, la convinzione di aver sbagliato tutto: è così che la violenza toglie voce alle donne. Il nostro compito è restituirgliela”, conclude Metalla. “Chiedere aiuto non è debolezza: è il primo passo per ricominciare. E nessuna donna deve farlo da sola”.
































