[the_ad_group id="17629"]

Dopo il Consiglio comunale del 22 gennaio torna al centro del dibattito il progetto della nuova arcata al Ponte sull’Adda. L’intervento, dal costo complessivo di circa 4 milioni di euro, ha l’obiettivo di migliorare il deflusso del fiume e aumentare la sicurezza idraulica della città.

A sollevare forti perplessità è Domenico Ossino, ex presidente del Comitato Alluvionati Lodi (C.Al.Lo.), che in un’analisi diffusa alla stampa parla di un beneficio molto limitato rispetto all’investimento previsto. Secondo quanto riportato, l’opera consentirebbe una riduzione del livello dell’acqua compresa tra i 5 e i 10 centimetri, un dato che – viene sottolineato – sarebbe emerso anche durante il confronto in aula, alla presenza dei tecnici di AIPO, di Regione Lombardia e del progettista.

Il nodo principale riguarda i vincoli strutturali del ponte. Nei lavori di consolidamento effettuati nel 2007, le pile erano state messe in sicurezza con micropali cementati, protetti da una briglia posta a valle. Durante il Consiglio comunale è stato chiarito che questa briglia non verrà modificata. Di conseguenza, il fondo del fiume resterà alto per proteggere i pali e l’aggiunta di una nuova arcata laterale permetterebbe il passaggio di una quantità d’acqua solo leggermente superiore. L’effetto, viene spiegato, sarebbe paragonabile ad allargare l’imboccatura di un imbuto senza liberarne il fondo.

Un altro punto critico riguarda la cosiddetta “Fase III” del progetto, che prevede interventi diretti sull’alveo del fiume e sulla sponda sinistra idraulica. Secondo l’ex presidente del C.Al.Lo., proprio questi interventi sarebbero in grado di ridurre in modo significativo il rigurgito dell’Adda in caso di piena. Tuttavia, durante il Consiglio comunale non sarebbe stata fornita una spiegazione chiara sul motivo per cui questa fase non sia stata considerata prioritaria.

Da qui la conclusione dell’analisi: spendere 4 milioni di euro di risorse pubbliche e intervenire su un monumento storico per ottenere un margine di sicurezza così contenuto rischia di non incidere in modo significativo sulla prevenzione delle alluvioni. “La sicurezza della città – viene ribadito – dipende dal deflusso complessivo del fiume, non solo dalla forma del ponte”. Se il manufatto è “ostaggio” della briglia necessaria a proteggere i consolidamenti del 2007, allora, secondo Ossino, “bisogna avere il coraggio di dire che la nona arcata è un’opera dal valore idraulico quasi nullo per la prevenzione delle alluvioni in città”.

La sicurezza, conclude, “non si costruisce con ‘lotti funzionali’ dettati dalle scadenze dei finanziamenti, ma con interventi capaci di dare spazio reale al fiume”. E i 10 centimetri indicati da AIPO rappresenterebbero, a suo giudizio, “una risposta insufficiente a fronte di una spesa enorme”.

[the_ad_group id="17623"]