“Rischio di crollo”, non del ponte ma dell’economia cittadina. È questa la lettura di chi si oppone al progetto AIPO per la realizzazione della nuova campata del ponte di Lodi. Tra le voci più critiche c’è quella del movimento Angeli Lodigiani, fondato da Stefano Rotta e dal consigliere comunale Gianmario Invernizzi, che questa mattina ha esposto uno striscione di protesta con la scritta: “Giù le mani dal fiume e dal nostro ponte”.
Stefano Rotta mette in discussione l’uso del tema della sicurezza per allarmare la popolazione. “Il ponte è di proprietà del Comune ed è regolarmente aperto al traffico: se fosse davvero a rischio crollo dovrebbe essere chiuso immediatamente”, dice. A suo giudizio, l’intervento avrebbe benefici limitati rispetto ai costi complessivi. “Dalle carte risulta che l’opera garantirebbe una riduzione di pochi centimetri del livello idrico in caso di piena, equivalente all’allagamento di due campi a Boffalora. A fronte di questo, il danno economico per la città sarebbe enorme”.
Al centro delle preoccupazioni c’è soprattutto la chiusura del ponte per 180 giorni. “Sei mesi sono sufficienti per mettere in ginocchio un capoluogo di provincia. Ci saranno imprese che perderanno fatturato, attività che rischiano di chiudere e conseguenze che superano di gran lunga i benefici dell’opera”.
Rotta propone anche una visione alternativa della gestione del fiume. “Un fiume lasciato libero è un fiume più sicuro. Interventi in cemento e palizzate appartengono a una cultura superata. Le risorse potrebbero essere destinate alla fruibilità del fiume e ai servizi per la città”. Da qui la protesta: “Per questo oggi abbiamo esposto lo striscione e ci opponiamo a un’opera che nasce per un’unica esigenza: spargere cemento nel fiume”.
Sul piano politico interviene invece il consigliere comunale Gianmario Invernizzi, che esprime una critica netta all’impostazione dell’intervento. “Tutte le opere pubbliche sono potenzialmente a rischio: se si ragiona così bisognerebbe rifare tutta l’Italia. Il vero pericolo non è il crollo del ponte, ma il crollo economico di Lodi”.
Secondo Invernizzi, il bilancio tra costi e benefici non sarebbe favorevole. “Quando si realizza un’opera bisogna valutare vantaggi e svantaggi e metterli sulla bilancia: qui i lati negativi sono evidenti”. E conclude: “Anche una chiusura di sei mesi può essere sufficiente a trasformare Lodi in una città dormitorio”.



































