Mentre le transenne sancivano la chiusura al traffico del ponte Napoleonico, a pochi metri dal cantiere è andato in scena anche un presidio di protesta promosso dai gruppi Angeli Lodigiani e Guardiani del fiume.
Con uno striscione ben visibile – “Giù le mani dal fiume e dal nostro ponte” – gli attivisti hanno voluto manifestare la loro contrarietà all’intervento che porterà alla realizzazione della nuova campata del ponte sull’Adda.
Tra i presenti anche il consigliere comunale Gianmario Invernizzi, che ha ribadito la propria posizione critica nei confronti dell’opera. «Sono stato l’unico consigliere comunale contrario e continuo a pensare che si potesse intervenire in altro modo sul fiume – ha dichiarato –. Il caso di Maccastorna dimostra che avere una laurea non significa necessariamente fare i lavori giusti».
Secondo Invernizzi, la chiusura del ponte potrebbe avere ricadute pesanti sulla città. «Tra due anni rischiamo di trovarci con centinaia di negozi chiusi e una città desertificata. Verranno meno anche importanti presidi di sicurezza nei quartieri».
A ribadire il “no” al progetto anche l’attivista Stefano Rotta, che ha sollevato dubbi sul percorso politico che ha portato all’avvio dei lavori. «Stiamo parlando di un progetto che non ha seguito tutto l’iter al consiglio comunale – ha affermato –. Chi è la mente politica? Chi ha deciso che questa fosse la priorità? Chi sta governando la città: Aipo o il sindaco? Il fiume, invece, ha bisogno di essere vissuto, con barche e attività».



































