Al Circolo Archinti non c’erano solo brindisi e abbracci. C’era il peso dolce di un congedo, quello di Curiosamente APS, l’associazione lodigiana che per 14 anni ha lavorato dove la città è più sottile: nei luoghi della fragilità, nelle vite che faticano a reggere l’urto del quotidiano.
Dal 2012 al 2025 Curiosamente ha attraversato il territorio lavorando con e per le persone che vivono condizioni di difficoltà, mettendo al centro non la malattia, ma le esistenze. Laboratori di arte libera, progetti con le scuole, murales, mostre, iniziative in piazza, gruppi di incontro, percorsi di danza terapia e spazi di parola hanno dato forma a un lavoro continuo, fondato su un’idea semplice e allo stesso tempo radicale: non separare, ma tenere insieme. Tenere insieme il “dentro” e il “fuori”. Ogni progetto nasce all’interno, nel pensiero, nel tempo necessario a dare forma alle idee. Ma poi deve uscire. Perché se il pensiero non viene portato fuori, se alle idee non si dà aria, quelle idee non vivono: nel chiuso in cui sono nate finiscono per soffocare.
Un approccio volutamente “fuori dalle righe”, diverso da quello più chiuso che spesso caratterizza le associazioni che si occupano di fragilità. Curiosamente ha scelto la contaminazione, l’incontro, la condivisione degli spazi e delle esperienze, tra chi vive il disagio sulla propria pelle e i cosiddetti “normali”. Tutti nello stesso spazio, allo stesso tavolo, a fare le stesse cose: dipingere, creare, pensare, stare.
Al centro di tutto, uno sguardo rovesciato sulla fragilità. “Oggi la fragilità è vista come una menomazione – spiega la presidente Anna Garbelli –: se sei fragile non produci, non competi, non performi. In questo modello il fragile non funziona, è disfunzionale. E invece, dal nostro punto di vista, la fragilità è una forza”. Non un impedimento, ma una risorsa. Qualcosa che, se riconosciuto, può diventare ciò che salva nei momenti in cui la vita presenta conti imprevisti.
Un pensiero che nasce anche da un’esperienza personale profonda. “Io non sono meno degna di stare al mondo solo perché ho vissuto l’esperienza di un figlio con una fragilità. Ho impiegato anni per capirlo, per superare l’idea di essere sbagliata, fallita. Il lavoro che abbiamo fatto è prezioso anche per questo”. Da qui la scelta di lavorare sulle persone e per le persone, aiutandole a ripensarsi come degne di stare al mondo, a riconoscere valore in ciò che spesso viene visto solo come limite.
Il payoff dell’associazione oggi suona come un’eredità: “Insieme diamo senso alle fragilità”. È questa la cifra che Curiosamente lascia al territorio lodigiano: un lavoro di pensiero, prima ancora che di servizi, capace di mettere in discussione l’idea che la fragilità debba essere nascosta, contenuta, separata. I manicomi di ieri, le comunità terapeutiche di oggi, cambiano nome ma spesso mantengono la stessa funzione: non disturbare le persone considerate non fragili. Curiosamente ha provato a fare l’opposto, a tenere insieme ciò che normalmente viene diviso.
La decisione di sciogliere l’associazione nasce da responsabilità, non da resa. “Curiosamente era arrivata a corto di ossigeno. Continuare avrebbe significato portarla a sfinimento. Abbiamo scelto di chiudere respirando”. Per raccontare questo passaggio, Garbelli richiama una frase pronunciata da Gian Michele Maglio, storico presidente della cooperativa Famiglia Nuova, poco prima di morire: “Ho realizzato che adesso non è più tempo di pensare dove seminare. È venuta l’ora di tornare seme”.
Al Circolo Archinti il brindisi si è chiuso tra commozione e sorrisi. Qualcuno ha parlato di perdita, qualcun altro di “pensiero divergente” capace di cambiare lo sguardo sulla salute mentale nel territorio. Anna ascolta, si emoziona, poi conclude con la stessa calma con cui ha accompagnato questa scelta: “Ogni perdita è un lutto. Ma se l’esperienza è stata buona, prima o poi mette altre radici. Finora abbiamo buttato semi. Adesso torniamo seme. E aspettiamo che piova”. Il sipario cala, ma la terra resta viva.

































