È scattata la mezzanotte e mezza, il calendario segnava ormai mercoledì 17 giugno, quando l’ultima pennellata ha chiuso una delle sfide più grandi mai affrontate dall’Associazione Il Magnete. Il Panchinone di Sant’Angelo Lodigiano è finalmente terminato.
Dopo settimane di lavoro, serate trascorse fino a tarda notte, mani sporche di colore e centinaia di ore donate dai volontari, quella grande struttura in cemento armato non è più soltanto una panchina. È diventata un simbolo, un luogo capace di raccontare una comunità e il suo desiderio di essere più accogliente, inclusiva e attenta alle fragilità.
«Ora è tutto vostro, splendidi santangiolini» hanno scritto i volontari dell’associazione al termine dell’impresa. Una frase semplice che racchiude il senso di tutto il progetto: un’opera nata dal lavoro di pochi, ma destinata a diventare patrimonio di tutti.
Quando Il Magnete aveva accettato la proposta di intervenire sul Panchinone, l’idea iniziale era quella di recuperare una grande panchina di circa venti metri. La realtà si è rivelata molto più impegnativa: davanti i volontari si sono trovati oltre quaranta metri di cemento armato, circa duecento metri quadrati di superficie da restaurare, preparare e trasformare attraverso colori e messaggi.
Una sfida che avrebbe potuto spaventare, ma che l’associazione ha deciso di affrontare con lo stesso spirito che da quindici anni guida il suo impegno contro il bullismo, il cyberbullismo e ogni forma di disagio giovanile.
A lavorare sul Panchinone sono state decine di persone, che hanno dedicato il proprio tempo libero al progetto. Volontari che durante il giorno lavorano, hanno famiglie e impegni, ma che la sera hanno scelto di ritrovarsi a Sant’Angelo Lodigiano con pennelli e colori tra le mani.
Circa 2.200 ore complessive di lavoro, oltre al materiale acquistato interamente dall’associazione per una spesa di circa 2.500 euro. Un investimento fatto con una convinzione precisa: costruire qualcosa che potesse lasciare un segno nella comunità. Una sfida sostenuta interamente dai volontari, che oggi guardano anche alla possibilità di coinvolgere aziende e realtà sensibili ai temi sociali. Ogni contributo potrebbe infatti trasformarsi in nuovi progetti dedicati a ragazzi, famiglie e scuole del territorio.
Durante i lavori molti cittadini si sono fermati per chiedere informazioni, osservare l’avanzamento dell’opera, leggere le frasi dipinte sulla struttura. Poi sono arrivati i piccoli gesti: una bottiglietta d’acqua nelle giornate più calde, un tè fresco, dei biscotti, una parola di incoraggiamento. Segnali semplici che hanno trasformato un cantiere in un luogo di incontro.
Il Panchinone racconta attraverso i suoi colori le battaglie portate avanti da Il Magnete: il giallo contro il bullismo, il verde contro il cyberbullismo, l’arancione per la tutela della disabilità, il lilla per la gentilezza e la sensibilizzazione sui disturbi del comportamento alimentare, l’azzurro per i diritti umani.
Ma il vero cuore dell’opera sono le impronte lasciate dai cittadini. Bambini, ragazzi, famiglie, nonni e amici hanno scelto di imprimere le proprie mani sulla panchina, creando una grande testimonianza collettiva di appartenenza.
Quelle mani colorate hanno raccontato legami e partecipazione, ma hanno anche acceso un desiderio particolare. In vista della visita di Papa Leone XIV a Sant’Angelo Lodigiano, i volontari hanno immaginato, con un pizzico di entusiasmo, la possibilità che anche il Santo Padre possa lasciare la propria impronta sul Panchinone. Un’idea forse difficile da realizzare per gli impegni e le esigenze organizzative dell’evento, ma che racchiude perfettamente lo spirito dell’opera: un luogo dove ogni persona possa sentirsi accolta e parte di qualcosa di più grande. Per questo Il Magnete ha preparato anche una maglietta simbolica, uguale a quella indossata dai volontari, da consegnare al Santo Padre come piccolo segno di affetto e riconoscenza.
Tra i momenti che i volontari porteranno nel cuore c’è anche la benedizione ricevuta nei giorni scorsi da don Anselmo Morandi, Rettore del Seminario Vescovile di Lodi, un gesto semplice ma accolto come un segno di vicinanza al progetto.
Un mosaico di persone e storie che rappresenta perfettamente il messaggio scritto sull’opera: «Sogniamo un luogo in cui ogni persona sia accolta, rispettata e mai lasciata sola. Questo è il mondo che meritiamo».
Nel percorso non è mancata nemmeno una presenza speciale: Daisy, la cagnolina mascotte dell’associazione, che ha accompagnato i volontari durante molte giornate di lavoro, conquistando l’affetto di chi passava.

Il Panchinone arriva così al traguardo dopo un viaggio fatto di fatica, entusiasmo e collaborazione. Un progetto reso possibile anche grazie al sostegno dell’Amministrazione comunale di Sant’Angelo Lodigiano e alla partecipazione di tanti cittadini.
E ora quella grande panchina colorata non appartiene più soltanto a chi l’ha dipinta.
Appartiene a chi ha lasciato un’impronta, a chi si è fermato per una chiacchierata, a chi ha portato un sorriso, a chi si siederà sopra quei colori nei prossimi anni.
Perché il vero capolavoro del Panchinone non sono soltanto le immagini dipinte sul cemento, ma la rete di relazioni che è riuscito a creare.
A Sant’Angelo Lodigiano una grande panchina è diventata una grande storia di comunità.



































