L’annuncio del nuovo Piano Casa da parte del Governo accende il dibattito. L’Alleanza Municipalista per il Diritto alla Casa, che riunisce assessore e assessori alle politiche abitative di numerose città italiane, invita infatti a un confronto immediato e chiede chiarezza su risorse, strumenti e obiettivi del provvedimento.
La rete prende atto dell’approvazione del Piano da parte del Consiglio dei Ministri, ma sottolinea la necessità di analizzare il testo prima di esprimere una valutazione complessiva. «Parliamo di una questione decisiva per il Paese – evidenziano – su cui da anni i Comuni avanzano proposte e sperimentazioni concrete».
Tra le amministratrici coinvolte anche Maria Rosa De Vecchi, assessora alle Politiche Abitative del Comune di Lodi, che contribuisce al lavoro della rete portando l’esperienza del territorio lodigiano sul tema della casa.
Al centro delle preoccupazioni c’è soprattutto il nodo delle risorse. Secondo l’Alleanza, non è pensabile affrontare l’emergenza abitativa utilizzando fondi già destinati alla rigenerazione urbana. «Servono risorse nuove, dedicate e vincolate – si legge nella nota – e non è accettabile che siano i Comuni a pagare il Piano casa». Determinanti saranno anche i tempi di attuazione e il rapporto tra finanziamenti e numero di alloggi annunciati, elementi da verificare rispetto alla reale portata dell’emergenza.
Tra le priorità indicate, un ruolo centrale è assegnato all’edilizia residenziale pubblica (ERP), considerata fondamentale alla luce dell’elevato numero di famiglie in graduatoria e delle condizioni di un patrimonio pubblico spesso trascurato negli anni. L’Alleanza chiede interventi strutturali su tutto il territorio nazionale, senza distinzioni tra grandi e piccoli Comuni.
Altro punto cruciale riguarda l’accessibilità: il Piano dovrà garantire soluzioni concrete per quella fascia di popolazione che oggi non riesce ad accedere né al mercato privato né all’edilizia pubblica. Restano poi da chiarire le misure sugli sfratti, in particolare nel patrimonio pubblico. Senza investimenti paralleli in soluzioni abitative alternative e in percorsi di accompagnamento sociale, il rischio – sottolineano i Comuni – è quello di aggravare il problema, trasferendo i costi sulle amministrazioni locali.
Particolare attenzione viene posta anche al tema delle semplificazioni urbanistiche e dei poteri straordinari. Secondo l’Alleanza, eventuali interventi in questo ambito dovranno evitare scorciatoie che possano compromettere la qualità urbana e la pianificazione territoriale, oltre a prevenire operazioni non coerenti con l’interesse pubblico.
Le città, ricordano gli amministratori, sono già oggi in prima linea nella gestione della questione abitativa, spesso con risorse limitate ma responsabilità crescenti. Da qui la richiesta di un coinvolgimento diretto nella definizione e nell’attuazione delle politiche nazionali.
«Serve un cambio di passo – conclude l’Alleanza – con più investimenti pubblici strutturali, maggiore valorizzazione del patrimonio esistente, una regolazione più efficace dei mercati e tutele per chi rischia di essere espulso dalle città». Una posizione netta e che pone già condizioni precise: senza risorse adeguate e una reale collaborazione istituzionale, il Piano Casa difficilmente potrà rispondere alle esigenze dei cittadini.



































