
Ultimi giorni per lasciarsi attraversare da immagini che non si limitano a mostrarsi, ma chiedono di essere messe in discussione. Si avvia alla conclusione “Fatum Futura”, la grande mostra antologica dedicata a Simona Uberto, curata da Maria Laura Gelmini, negli spazi della Bipielle Arte di Lodi: un viaggio lungo trent’anni che, fino al 22 marzo, invita il pubblico a entrare in un territorio sospeso tra ciò che vediamo e ciò che crediamo di vedere.
Non è una semplice esposizione, ma un’esperienza percettiva. Circa cinquanta opere – tra fotografia, installazioni, collage e interventi ambientali – costruiscono un percorso che si muove tra due poli: il destino e il futuro, il già scritto e il possibile. È proprio da questa tensione che nasce il titolo “Fatum Futura”, chiave di lettura della poetica dell’artista.
Dagli scatti urbani degli anni Novanta, in cui la città diventa teatro di gesti minimi e ritmo visivo, ai lavori più recenti, il percorso evolve in qualcosa di più instabile. Le immagini si trasformano, si ribaltano, perdono i loro riferimenti. Il paesaggio non è più un luogo, ma un miraggio.
È qui che prende forma la serie “Fata Morgana”, tra i nuclei più suggestivi della mostra: cieli che diventano acqua, skyline capovolti, prospettive che ingannano l’occhio. Lo spettatore è spinto in uno stato di lieve disorientamento, quello stesso “attimo di panico” di cui parlava Magritte, quando la realtà smette di coincidere con ciò che appare.
Il lavoro di Simona Uberto parte sempre da uno scatto reale, per trasformarlo. L’immagine viene attraversata, scomposta, ricostruita fino a diventare altro: un linguaggio, una visione, una domanda aperta. È un processo insieme rigoroso e poetico, dove tecnologia e manualità convivono, e dove ogni opera porta con sé una stratificazione invisibile.
Allestita negli spazi progettati da Renzo Piano, la mostra si configura come un attraversamento: ogni sala è un passaggio, ogni opera un varco. Il visitatore non osserva soltanto, ma è chiamato a rinegoziare continuamente il proprio sguardo.
Quella che resta è una sensazione sottile ma persistente: che la realtà non sia mai davvero stabile, e che ogni immagine contenga sempre un altrove.
Ultima settimana, dunque, per immergersi in questo paesaggio in bilico tra memoria e invenzione. Un’occasione per perdersi – e forse ritrovarsi – dentro lo sguardo di un’artista che da trent’anni trasforma il reale in visione.
Informazioni utili
Bipielle Arte
Via Polenghi Lombardo – Spazio Tiziano Zalli, Lodi
Orari
Giovedì e venerdì: 16:00 – 19:00
Sabato e domenica: 10:00 – 13:00 / 16:00 – 19:00
Ingresso libero


































